domenica 19 ottobre 2008

Il sistema è saltato


Crisi economica e recessione, cambiamenti climatici, sfruttamento massiccio delle risorse naturali. I Paesi del globo stanno giocando un pericoloso risiko. Un po' come in quei videogiochi di strategia tipo Empire Earth o Civilization. Solo che questo non è un gioco.
Chiunque, fin dall'inizio, sarebbe stato in grado di capire che il modello di vita attuale occidentale non può reggere per sempre. Vivere sulle spalle dell'80% della popolazione mondiale sta avendo le sue pesanti conseguenze.
Le realtà criminali vanno globalizzandosi. La camorra ormai è internazionale a tutti gli effetti. La 'ndrangheta non ne parliamo proprio. La mafia lo è da sempre.
Il libero mercato si è dimostrato un paradiso per banchieri e industriali senza ritegno. Hanno piazzato su di esso i debiti sottoforma di derivati, condannando alla bancarotta sicura buona parte degli enti pubblici italiani. 
La Campania è il territorio dove è maggiormente visibile che il sistema economico attuale è saltato. Rifiuti di ogni genere e di ogni provenienza possibile marciscono nei terreni contaminando irrimediabilmente le falde e il sottosuolo, condannando a morte certa animali ed uomini.
Roberto Saviano è sotto scorta per aver detto la verità e il governo prosegue più per la linea dell'apparenza che del cambiamento, avendo anch'esso politici di chiara provenienza camorristica.
Il sistema è saltato! Le banche, le mafie, i governi, i popoli. Bisogna cambiare ora e subito. Altrimenti per noi il destino è segnato.

mercoledì 1 ottobre 2008

FERMATELI!


DECISA LA COSTRUZIONE DI UN QUINTO INCENERITORE IN CAMPANIA. QUALCUNO LI FERMI!

domenica 28 settembre 2008

Cosa c'è di strano?



Cosa c'è di strano? Un corteo composto da seimila persone, interessate soltanto a difendere la propria terra con la forza della pace, viene caricato. 
Cosa c'è di strano? Se i mass media raccontano un mucchio di fesserie? "Fitta sassaiola" x il Tg5; "petardi e sassi prima della carica" x Sky Tg24.

C'è che siamo in Italia!


mercoledì 24 settembre 2008

Ultime da Chiaiano





Esercito e polizia stanno scortando camion carichi di brecciame, utilizzato probabilmente per la preparazione del manto stradale. I camion sono cinque ed hanno intasato la strada che porta alla cava, figurarsi centinaia di autocompattatori al giorno. Vi è anche un video di un anonimo utente.


lunedì 22 settembre 2008

Mass media's power


La strage di camorra, ormai tristemente nota come "La strage di San Gennaro", è stata ben strumentalizzata da televisioni e mass media in generale per distogliere l'attenzione della gente dai veri problemi. Strumentalizzare una reazione violenta, come quella degli immigrati, è fondamentale per chi si occupa 24 su 24 di manipolare l'informazione in modo fraudolento. Su youtube già circolano video con contenuti e commenti razzisti. L'odio verso il nero è aumentato vertiginosamente. I giornalisti hanno fatto un buon lavoro.
E i camorristi? C'è da scommetterci che, in Italia, ci sarà qualcuno che pensi: "Bah! Meno negri in giro...". E i camorristi? Quello sparuto gruppo di fuoco che gironzola indisturbato per le strade dell'agro casertano? Possibile che il territorio è talmente abbandonato dalle forze dell'ordine da consentire a cinque o sei di loro di massacrare chi pare e piace? Soprattutto innocenti, per giunta? 
E' un territorio allo sfascio. Immondizia, criminalità, povertà...che diamine!
Così come delegittimarono le proteste di Pianura e di Chiaiano, così fanno con gli immigrati. La strategia è sempre la stessa. Controllo dei mass media = controllo delle menti della gente.
Ricordate Berlusconi con ramazza e secchio dell'immondizia in giro per Via Chiaia? Accostiamoci questo servizio di La7.


Tutta un'altra storia. Come era ovvio.

Saviano, lettera a Gomorra tra killer e omertà

TRATTO DA "LA REPUBBLICA"
Il grido d'accusa dello scrittore dopo la strage di Castel Volturno

"Davvero pensate che nulla di ciò che accade dipenda dal vostro impegno?"

Di Roberto Saviano

I responsabili hanno dei nomi. Hanno dei volti. Hanno persino un'anima. O forse no. Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino, Pietro Vargas stanno portando avanti una strategia militare violentissima. Sono autorizzati dal boss latitante Michele Zagaria e si nascondono intorno a Lago Patria. Tra di loro si sentiranno combattenti solitari, guerrieri che cercano di farla pagare a tutti, ultimi vendicatori di una delle più sventurate e feroci terre d'Europa. Se la racconteranno così. 


Ma Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino e Pietro Vargas sono vigliacchi, in realtà: assassini senza alcun tipo di abilità militare. Per ammazzare svuotano caricatori all'impazzata, per caricarsi si strafanno di cocaina e si gonfiano di Fernet Branca e vodka. Sparano a persone disarmate, colte all'improvviso o prese alle spalle. Non si sono mai confrontati con altri uomini armati. Dinnanzi a questi tremerebbero, e invece si sentono forti e sicuri uccidendo inermi, spesso anziani o ragazzi giovani. Ingannandoli e prendendoli alle spalle. 

E io mi chiedo: nella vostra terra, nella nostra terra sono ormai mesi e mesi che un manipolo di killer si aggira indisturbato massacrando soprattutto persone innocenti. Cinque, sei persone, sempre le stesse. Com'è possibile? Mi chiedo: ma questa terra come si vede, come si rappresenta a se stessa, come si immagina? Come ve la immaginate voi la vostra terra, il vostro paese? Come vi sentite quando andate al lavoro, passeggiate, fate l'amore? Vi ponete il problema, o vi basta dire, "così è sempre stato e sempre sarà così"? 

Davvero vi basta credere che nulla di ciò che accade dipende dal vostro impegno o dalla vostra indignazione? Che in fondo tutti hanno di che campare e quindi tanto vale vivere la propria vita quotidiana e nient'altro. Vi bastano queste risposte per farvi andare avanti? Vi basta dire "non faccio niente di male, sono una persona onesta" per farvi sentire innocenti? Lasciarvi passare le notizie sulla pelle e sull'anima. Tanto è sempre stato così, o no? O delegare ad associazioni, chiesa, militanti, giornalisti e altri il compito di denunciare vi rende tranquilli? Di una tranquillità che vi fa andare a letto magari non felici ma in pace? Vi basta veramente? 

Questo gruppo di fuoco ha ucciso soprattutto innocenti. In qualsiasi altro paese la libertà d'azione di un simile branco di assassini avrebbe generato dibattiti, scontri politici, riflessioni. Invece qui si tratta solo di crimini connaturati a un territorio considerato una delle province del buco del culo d'Italia. E quindi gli inquirenti, i carabinieri e poliziotti, i quattro cronisti che seguono le vicende, restano soli. Neanche chi nel resto del paese legge un giornale, sa che questi killer usano sempre la stessa strategia: si fingono poliziotti. Hanno lampeggiante e paletta, dicono di essere della Dia o di dover fare un controllo di documenti. Ricorrono a un trucco da due soldi per ammazzare con più facilità. E vivono come bestie: tra masserie di bufale, case di periferia, garage. 

Hanno ucciso sedici persone. La mattanza comincia il 2 maggio verso le sei del mattino in una masseria di bufale a Cancello Arnone. Ammazzano il padre del pentito Domenico Bidognetti, cugino ed ex fedelissimo di 
Cicciotto e' mezzanotte. 

Umberto Bidognetti aveva 69 anni e in genere era accompagnato pure dal figlio di Mimì, che giusto quella mattina non era riuscito a tirarsi su dal letto per aiutare il nonno. Il 15 maggio uccidono a Baia Verde, frazione di Castel Volturno, il sessantacinquenne Domenico Noviello, titolare di una scuola guida. Domenico Noviello si era opposto al racket otto anni prima. Era stato sotto scorta, ma poi il ciclo di protezione era finito. Non sapeva di essere nel mirino, non se l'aspettava. Gli scaricano addosso 20 colpi mentre con la sua Panda sta andando a fare una sosta al bar prima di aprire l'autoscuola. La sua esecuzione era anche un messaggio alla Polizia che stava per celebrare la sua festa proprio a Casal di Principe, tre giorni dopo, e ancor più una chiara dichiarazione: può passare quasi un decennio ma i Casalesi non dimenticano. 

Prima ancora, il 13 maggio, distruggono con un incendio la fabbrica di materassi di Pietro Russo a Santa Maria Capua Vetere. È l'unico dei loro bersagli ad avere una scorta. Perché è stato l'unico che, con Tano Grasso, tentò di organizzare un fronte contro il racket in terra casalese. Poi, il 30 maggio, a Villaricca colpiscono alla pancia Francesca Carrino, una ragazza, venticinque anni, nipote di Anna Carrino, la ex compagna di Francesco Bidognetti, pentita. Era in casa con la madre e con la nonna, ma era stata lei ad aprire la porta ai killer che si spacciavano per agenti della Dia. 

Non passa nemmeno un giorno che a Casal di Principe, mentre dopo pranzo sta per andare al "Roxy bar", uccidono Michele Orsi, imprenditore dei rifiuti vicino al clan che, arrestato l'anno prima, aveva cominciato a collaborare con la magistratura svelando gli intrighi rifiuti-politica-camorra. È un omicidio eccellente che fa clamore, solleva polemiche, fa alzare la voce ai rappresentanti dello Stato. Ma non fa fermare i killer. 

L'11 luglio uccidono al Lido "La Fiorente" di Varcaturo Raffaele Granata, 70 anni, gestore dello stabilimento balneare e padre del sindaco di Calvizzano. Anche lui paga per non avere anni prima ceduto alle volontà del clan. Il 4 agosto massacrano a Castel Volturno Ziber Dani e Arthur Kazani che stavano seduti ai tavoli all'aperto del "Bar Kubana" e, probabilmente, il 21 agosto Ramis Doda, venticinque anni, davanti al "Bar Freedom" di San Marcellino. Le vittime sono albanesi che arrotondavano con lo spaccio, ma avevano il permesso di soggiorno e lavoravano nei cantieri come muratori e imbianchini. 

Poi il 18 agosto aprono un fuoco indiscriminato contro la villetta di Teddy Egonwman, presidente dei nigeriani in Campania, che si batte da anni contro la prostituzione delle sue connazionali, ferendo gravemente lui, sua moglie Alice e altri tre amici. 

Tornano a San Marcellino il 12 settembre per uccidere Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi, massacrati mentre stavano facendo manutenzione ai camion della ditta di trasporti di cui il primo era titolare. Anche lui non aveva obbedito, e chi gli era accanto è stato ucciso perché testimone. 

Infine, il 18 settembre, trivellano prima Antonio Celiento, titolare di una sala giochi a Baia Verde, e un quarto d'ora dopo aprono un fuoco di 130 proiettili di pistole e kalashnikov contro gli africani riuniti dentro e davanti la sartoria "Ob Ob Exotic Fashion" di Castel Volturno. Muoiono Samuel Kwaku, 26 anni, e Alaj Ababa, del Togo; Cristopher Adams e Alex Geemes, 28 anni, liberiani; Kwame Yulius Francis, 31 anni, e Eric Yeboah, 25, ghanesi, mentre viene ricoverato con ferite gravi Joseph Ayimbora, 34 anni, anche lui del Ghana. Solo uno o due di loro avevano forse a che fare con la droga, gli altri erano lì per caso, lavoravano duro nei cantieri o dove capitava, e pure nella sartoria. 

Sedici vittime in meno di sei mesi. Qualsiasi paese democratico con una situazione del genere avrebbe vacillato. Qui da noi, nonostante tutto, neanche se n'è parlato. Neanche si era a conoscenza da Roma in su di questa scia di sangue e di questo terrorismo, che non parla arabo, che non ha stelle a cinque punte, ma comanda e domina senza contrasto. 

Ammazzano chiunque si opponga. Ammazzano chiunque capiti sotto tiro, senza riguardi per nessuno. La lista dei morti potrebbe essere più lunga, molto più lunga. E per tutti questi mesi nessuno ha informato l'opinione pubblica che girava questa "paranza di fuoco". Paranza, come le barche che escono a pescare insieme in alto mare. Nessuno ne ha rivelato i nomi sino a quando non hanno fatto strage a Castel Volturno. 

Ma sono sempre gli stessi, usano sempre le stesse armi, anche se cercano di modificarle per trarre in inganno la scientifica, segno che ne hanno a disposizione poche. Non entrano in contatto con le famiglie, stanno rigorosamente fra di loro. Ogni tanto qualcuno li intravede nei bar di qualche paesone, dove si fermano per riempirsi d'alcol. E da sei mesi nessuno riesce ad acciuffarli. 

Castel Volturno, territorio dove è avvenuta la maggior parte dei delitti, non è un luogo qualsiasi. Non è un quartiere degradato, un ghetto per reietti e sfruttati come se ne possono trovare anche altrove, anche se ormai certe sue zone somigliano più alle hometown dell'Africa che al luogo di turismo balneare per il quale erano state costruite le sue villette. Castel Volturno è il luogo dove i Coppola edificarono la più grande cittadella abusiva del mondo, il celebre Villaggio Coppola. 

Ottocentosessantatremila metri quadrati occupati col cemento. Che abusivamente presero il posto di una delle più grandi pinete marittime del Mediterraneo. Abusivo l'ospedale, abusiva la caserma dei carabinieri, abusive le poste. Tutto abusivo. Ci andarono ad abitare le famiglie dei soldati della Nato. Quando se ne andarono, il territorio cadde nell'abbandono più totale e divenne tutto feudo di Francesco Bidognetti e al tempo stesso territorio della mafia nigeriana. 

I nigeriani hanno una mafia potente con la quale ai Casalesi conveniva allearsi, il loro paese è diventato uno snodo nel traffico internazionale di cocaina e le organizzazioni nigeriane sono potentissime, capaci di investire soprattutto nei money transfer, i punti attraverso i quali tutti gli immigrati del mondo inviano i soldi a casa. Attraverso questi, i nigeriani controllano soldi e persone. Da Castel Volturno transita la coca africana diretta soprattutto in Inghilterra. Le tasse sul traffico che quindi il clan impone non sono soltanto il pizzo sullo spaccio al minuto, ma accordi di una sorta di joint venture. Ora però i nigeriani sono potenti, potentissimi. Così come lo è la mafia albanese, con la quale i Casalesi sono in affari. 

E il clan si sta slabbrando, teme di non essere più riconosciuto come chi comanda per primo e per ultimo sul territorio. Ed ecco che nei vuoti si insinuano gli uomini della paranza. Uccidono dei pesci piccoli albanesi come azione dimostrativa, fanno strage di africani - e fra questi nessuno viene dalla Nigeria - colpiscono gli ultimi anelli della catena di gerarchie etniche e criminali. Muoiono ragazzi onesti, ma come sempre, in questa terra, per morire non dev'esserci una ragione. E basta poco per essere diffamati. 

I ragazzi africani uccisi erano immediatamente tutti "trafficanti" come furono "camorristi" Giuseppe Rovescio e Vincenzo Natale, ammazzati a Villa Literno il 23 settembre 2003 perché erano fermi a prendere una birra vicino a Francesco Galoppo, affiliato del clan Bidognetti. Anche loro furono subito battezzati come criminali. 

Non è la prima volta che si compie da quelle parti una mattanza di immigrati. Nel 1990 Augusto La Torre, boss di Mondragone, partì con i suoi fedelissimi alla volta di un bar che, pur gestito da italiani, era diventato un punto di incontro per lo spaccio degli africani. Tutto avveniva sempre lungo la statale Domitiana, a Pescopagano, pochi chilometri a nord di Castel Volturno, però già in territorio mondragonese. Uccisero sei persone, fra cui il gestore, e ne ferirono molte altre. Anche quello era stato il culmine di una serie di azioni contro gli stranieri, ma i Casalesi che pure approvavano le intimidazioni non gradirono la strage. La Torre dovette incassare critiche pesanti da parte di Francesco "Sandokan" Schiavone. Ma ora i tempi sono cambiati e permettono di lasciar esercitare una violenza indiscriminata a un gruppo di cocainomani armati. 

Chiedo di nuovo alla mia terra che immagine abbia di sé. Lo chiedo anche a tutte quelle associazioni di donne e uomini che in grande silenzio qui lavorano e si impegnano. A quei pochi politici che riescono a rimanere credibili, che resistono alle tentazioni della collusione o della rinuncia a combattere il potere dei clan. A tutti coloro che fanno bene il loro lavoro, a tutti coloro che cercano di vivere onestamente, come in qualsiasi altra parte del mondo. A tutte queste persone. Che sono sempre di più, ma sono sempre più sole. 

Come vi immaginate questa terra? Se è vero, come disse Danilo Dolci, che ciascuno cresce solo se è sognato, voi come ve li sognate questi luoghi? Non c'è stata mai così tanta attenzione rivolta alle vostre terre e quel che vi è avvenuto e vi avviene. Eppure non sembra cambiato molto. I due boss che comandano continuano a comandare e ad essere liberi. Antonio Iovine e Michele Zagaria. Dodici anni di latitanza. Anche di loro si sa dove sono. Il primo è a San Cipriano d'Aversa, il secondo a Casapesenna. In un territorio grande come un fazzoletto di terra, possibile che non si riesca a scovarli? 

È storia antica quella dei latitanti ricercati in tutto il mondo e poi trovati proprio a casa loro. Ma è storia nuova che ormai ne abbiano parlato più e più volte giornali e tv, che politici di ogni colore abbiano promesso che li faranno arrestare. Ma intanto il tempo passa e nulla accade. E sono lì. Passeggiano, parlano, incontrano persone. 

Ho visto che nella mia terra sono comparse scritte contro di me. Saviano merda. Saviano verme. E un'enorme bara con il mio nome. E poi insulti, continue denigrazioni a partire dalla più ricorrente e banale: "Quello s'è fatto i soldi". Col mio lavoro di scrittore adesso riesco a vivere e, per fortuna, pagarmi gli avvocati. E loro? Loro che comandano imperi economici e si fanno costruire ville faraoniche in paesi dove non ci sono nemmeno le strade asfaltate? 

Loro che per lo smaltimento di rifiuti tossici sono riusciti in una sola operazione a incassare sino a 500 milioni di euro e hanno imbottito la nostra terra di veleni al punto tale di far lievitare fino al 24% certi tumori, e le malformazioni congenite fino all'84% per cento? Soldi veri che generano, secondo l'Osservatorio epidemiologico campano, una media di 7.172,5 morti per tumore all'anno in Campania. E ad arricchirsi sulle disgrazie di questa terra sarei io con le mie parole, o i carabinieri e i magistrati, i cronisti e tutti gli altri che con libri o film o in ogni altro modo continuano a denunciare? Com'è possibile che si crei un tale capovolgimento di prospettive? Com'è possibile che anche persone oneste si uniscano a questo coro? Pur conoscendo la mia terra, di fronte a tutto questo io rimango incredulo e sgomento e anche ferito al punto che fatico a trovare la mia voce. 

Perché il dolore porta ad ammutolire, perché l'ostilità porta a non sapere a chi parlare. E allora a chi devo rivolgermi, che cosa dico? Come faccio a dire alla mia terra di smettere di essere schiacciata tra l'arroganza dei forti e la codardia dei deboli? Oggi qui in questa stanza dove sono, ospite di chi mi protegge, è il mio compleanno. Penso a tutti i compleanni passati così, da quando ho la scorta, un po' nervoso, un po' triste e soprattutto solo. 

Penso che non potrò mai più passarne uno normale nella mia terra, che non potrò mai più metterci piede. Rimpiango come un malato senza speranze tutti i compleanni trascurati, snobbati perché è solo una data qualsiasi, e un altro anno ce ne sarà uno uguale. Ormai si è aperta una voragine nel tempo e nello spazio, una ferita che non potrà mai rimarginarsi. E penso pure e soprattutto a chi vive la mia stessa condizione e non ha come me il privilegio di scriverne e parlare a molti. 

Penso ad altri amici sotto scorta, Raffaele, Rosaria, Lirio, Tano, penso a Carmelina, la maestra di Mondragone che aveva denunciato il killer di un camorrista e che da allora vive sotto protezione, lontana, sola. Lasciata dal fidanzato che doveva sposare, giudicata dagli amici che si sentono schiacciati dal suo coraggio e dalla loro mediocrità. Perché non c'era stata solidarietà per il suo gesto, anzi, ci sono state critiche e abbandono. Lei ha solo seguito un richiamo della sua coscienza e ha dovuto barcamenarsi con il magro stipendio che le dà lo stato. 

Cos'ha fatto Carmelina, cos'hanno fatto altri come lei per avere la vita distrutta e sradicata, mentre i boss latitanti continuano a poter vivere protetti e rispettati nelle loro terre? E chiedo alla mia terra: che cosa ci rimane? Ditemelo. Galleggiare? Far finta di niente? Calpestare scale di ospedali lavate da cooperative di pulizie loro, ricevere nei serbatoi la benzina spillata da pompe di benzina loro? Vivere in case costruite da loro, bere il caffè della marca imposta da loro (ogni marca di caffè per essere venduta nei bar deve avere l'autorizzazione dei clan), cucinare nelle loro pentole (il clan Tavoletta gestiva produzione e vendita delle marche più prestigiose di pentole)? 

Mangiare il loro pane, la loro mozzarella, i loro ortaggi? Votare i loro politici che riescono, come dichiarano i pentiti, ad arrivare alle più alte cariche nazionali? Lavorare nei loro centri commerciali, costruiti per creare posti di lavoro e sudditanza dovuta al posto di lavoro, ma intanto non c'è perdita, perché gran parte dei negozi sono loro? Siete fieri di vivere nel territorio con i più grandi centri commerciali del mondo e insieme uno dei più alti tassi di povertà? Passare il tempo nei locali gestiti o autorizzati da loro? Sedervi al bar vicino ai loro figli, i figli dei loro avvocati, dei loro colletti bianchi? E trovarli simpatici e innocenti, tutto sommato persone gradevoli, perché loro in fondo sono solo ragazzi, che colpa hanno dei loro padri. 

E infatti non si tratta di stabilire colpe, ma di smettere di accettare e di subire sempre, smettere di pensare che almeno c'è ordine, che almeno c'è lavoro, e che basta non grattare, non alzare il velo, continuare ad andare avanti per la propria strada. Che basta fare questo e nella nostra terra si è già nel migliore dei mondi possibili, o magari no, ma nell'unico mondo possibile sicuramente. 

Quanto ancora dobbiamo aspettare? Quanto ancora dobbiamo vedere i migliori emigrare e i rassegnati rimanere? Siete davvero sicuri che vada bene così? Che le serate che passate a corteggiarvi, a ridere, a litigare, a maledire il puzzo dei rifiuti bruciati, a scambiarvi quattro chiacchiere, possano bastare? Voi volete una vita semplice, normale, fatta di piccole cose, mentre intorno a voi c'è una guerra vera, mentre chi non subisce e denuncia e parla perde ogni cosa. Come abbiamo fatto a divenire così ciechi? Così asserviti e rassegnati, così piegati? Come è possibile che solo gli ultimi degli ultimi, gli africani di Castel Volturno che subiscono lo sfruttamento e la violenza dei clan italiani e di altri africani, abbiano saputo una volta tirare fuori più rabbia che paura e rassegnazione? Non posso credere che un sud così ricco di talenti e forze possa davvero accontentarsi solo di questo. 

La Calabria ha il Pil più basso d'Italia ma "Cosa Nuova", ossia la ?ndrangheta, fattura quanto e più di una intera manovra finanziaria italiana. Alitalia sarà in crisi, ma a Grazzanise, in un territorio marcio di camorra, si sta per costruire il più grande aeroporto italiano, il più vasto del Mediterraneo. Una terra condannata a far circolare enormi capitali senza avere uno straccio di sviluppo vero, e invece ha danaro, profitto, cemento che ha il sapore del saccheggio, non della crescita. 

Non posso credere che riescano a resistere soltanto pochi individui eccezionali. Che la denuncia sia ormai solo il compito dei pochi singoli, preti, maestri, medici, i pochi politici onesti e gruppi che interpretano il ruolo della società civile. E il resto? Gli altri se ne stanno buoni e zitti, tramortiti dalla paura? La paura. L'alibi maggiore. Fa sentire tutti a posto perché è in suo nome che si tutelano la famiglia, gli affetti, la propria vita innocente, il proprio sacrosanto diritto a viverla e costruirla. 

Ma non avere più paura non sarebbe difficile. Basterebbe agire, ma non da soli. La paura va a braccetto con l'isolamento. Ogni volta che qualcuno si tira indietro crea altra paura, che crea ancora altra paura, in un crescendo esponenziale che immobilizza, erode, lentamente manda in rovina. 

"Si può edificare la felicità del mondo sulle spalle di un unico bambino maltrattato?", domanda Ivan Karamazov a suo fratello Aljo?a. Ma voi non volete un mondo perfetto, volete solo una vita tranquilla e semplice, una quotidianità accettabile, il calore di una famiglia. Accontentarvi di questo pensate che vi metta al riparo da ansie e dolori. E forse ci riuscite, riuscite a trovare una dimensione in cui trovate serenità. Ma a che prezzo? 

Se i vostri figli dovessero nascere malati o ammalarsi, se un'altra volta dovreste rivolgervi a un politico che in cambio di un voto vi darà un lavoro senza il quale anche i vostri piccoli sogni e progetti finirebbero nel vuoto, quando faticherete ad ottenere un mutuo per la vostra casa mentre i direttori delle stesse banche saranno sempre disponibili con chi comanda, quando vedrete tutto questo forse vi renderete conto che non c'è riparo, che non esiste nessun ambito protetto, e che l'atteggiamento che pensavate realistico e saggiamente disincantato vi ha appestato l'anima di un risentimento e rancore che toglie ogni gusto alla vostra vita. 

Perché se tutto ciò è triste la cosa ancora più triste è l'abitudine. Abituarsi che non ci sia null'altro da fare che rassegnarsi, arrangiarsi o andare via. Chiedo alla mia terra se riesce ancora ad immaginare di poter scegliere. Le chiedo se è in grado di compiere almeno quel primo gesto di libertà che sta nel riuscire a pensarsi diversa, pensarsi libera. Non rassegnarsi ad accettare come un destino naturale quel che è invece opera degli uomini. 

Quegli uomini possono strapparti alla tua terra e al tuo passato, portarti via la serenità, impedirti di trovare una casa, scriverti insulti sulle pareti del tuo paese, possono fare il deserto intorno a te. Ma non possono estirpare quel che resta una certezza e, per questo, rimane pure una speranza. Che non è giusto, non è per niente naturale, far sottostare un territorio al dominio della violenza e dello sfruttamento senza limiti. E che non deve andare avanti così perché così è sempre stato. Anche perché non è vero che tutto è sempre uguale, ma è sempre peggio. 

Perché la devastazione cresce proporzionalmente con i loro affari, perché è irreversibile come la terra una volta per tutte appestata, perché non conosce limiti. Perché là fuori si aggirano sei killer abbrutiti e strafatti, con licenza di uccidere e non mandato, che non si fermano di fronte a nessuno. Perché sono loro l'immagine e somiglianza di ciò che regna oggi su queste terre e di quel che le attende domani, dopodomani, nel futuro. Bisogna trovare la forza di cambiare. Ora, o mai più. 

sabato 20 settembre 2008

Blitz a Chiaiano



I manifestanti hanno provato a raggiungere la cava "Lallero" per verificare le procedure di bonifica e di allestimento della discarica. Il corteo, composto da un centinaio di persone, è stato poi bloccato da un cordone di polizia in assetto antisommossa che ha impedito l'accesso. Tensione, ma nessuno scontro. 

lunedì 18 agosto 2008

Autunno caldo in arrivo


Manifestazione nazionale il 27 Settembre. A Napoli si svolgerà lo "Jatevenne Day". Per l'evento si recheranno nella città partenopea tutti i comitati civici d'Italia in lotta, dal NoTav al No dal Molin.

venerdì 18 luglio 2008

Emergenza finita? Macchè!



Berlusconi ha dichiarato che l'emergenza rifiuti è finita.
Anche le sue televisioni hanno dato la stessa notizia.
Questo è un video girato dal Meetup di Giugliano il 14 luglio 2008. Attenzione che incendi come questi si verificano quotidianamente a Napoli e nell'hinterland partenopeo. E' possibile accettare un'affermazione come quella del presidente del Consiglio?.

Corteo funebre per Chiaiano


Un corteo funebre composto soprattutto da donne vestite a lutto per protestare contro l'apertura della discarica a Chiaiano. L'ultima idea dei comitati antidiscarica. Tutto pur di impedire che una enorme pattumiera appesti l'aria di Napoli Nord e inquini l'acqua di tutta la città.
E' una vera e propria lotta per la sopravvivenza. Rifiuti tossici nelle discariche (come si evince nel decreto legge) e "eco"balle non a norma nei megainceneritori da costruire.

venerdì 11 luglio 2008

Racconto - Giovedì 10 luglio 2008 -



Ieri, 10 luglio 2008, è stata una giornata molto dura a Chiaiano. Ma tutto era molto tranquillo prima delle 18. Al presidio c'erano una decina di manifestanti, le solite tre camionette della Guardia di Finanza e della Polizia e qualche motorino che informava l'eventuale arrivo di forze dell'ordine.
Il presidio è stato notevolmente smobilitato rispetto a diversi giorni fa. Non vi è più il Mediacenter con le dirette sul sito chiaiaNOdiscarica, l'isola ecologica è stata spostata e sono stati eliminati i blocchi iniziali per permettere l'accesso delle automobili.
Cerco di arrivare alla cava, ma il percorso è troppo accidentato (causa blocchi) e troppi sono gli sguardi delle persone che incontro. Così ritorno indietro al presidio. Anche lì tutto tranquillo, i manifestanti erano leggermente aumentati e si apprestavano a svolgere l'assemblea delle 19.
Poco prima avevo udito una botta, che mi sembrava provenire dalla selva. Potrei pure sbagliarmi sulla direzione. Tuttavia non sembrava molto forte, tant'è che pochi o nessuno ci fece caso.
Dopo un paio di ore rimasto sul presidio decido di allontanarmi. Noto che vicino alla pompa di benzina erano arrivati un defender della polizia ed una camionetta. Forse erano venuti a dare il cambio. Supero il bivio di Mugnano e vedo altri mezzi della polizia in arrivo, alcuni a sirene spiegate. Sono più di una decina di camionette. Ritorno immediatamente indietro. I manifestanti sono pochissimi, scarsi una ventina. I mezzi parcheggiano e sbucano un centinaio di poliziotti in assetto antisommossa che marciano verso il presidio. Si avvicina un tenente che intima agli organizzatori del presidio di far passare le camionette della polizia. Dopo un'accesa trattativa, i manifestanti spostano il tronco d'albero che ostruiva il passaggio. Fra la gente è tutto un fermento. "Facciamoli passare, siamo troppo pochi" dicono i più.
Improvvisamente i poliziotti arretrano e rientrano nei mezzi. La gente comincia ad aumentare e l'allarme di nuove cariche convince un gruppo di giovani della zona a riorganizzare le barricate e a disperdere le forze dell'ordine che rimanevano sul piede di guerra. Prendono una vecchia automobile e la rovesciano, insieme ad alcuni cassonetti dell'immondizia, bloccando la strada che dai parcheggi in basso porta su per il presidio. Alcuni di loro si recano a Marano bloccando un pullman (o diversi) e mettendolo(i) di traverso. La polizia li raggiunge disperdendosi.
Duecento manifestanti ora sono al presidio. Ma la tensione si riaccende quando un grosso camion degli alimentari cerca di passare per la strada. Alcuni ragazzi col volto coperto obbligano il conducente a scendere dal veicolo, ma l'arrivo di un poliziotto in borghese evita l'eventuale sequestro.
Gli organizzatori annunciano che sabato ci sarà un corteo che partirà dalla stazione della metrò di Chiaiano. Vengono lanciati alcuni petardi che si odono in lontananza, segno che la tensione è saltata di nuovo alle stelle. L'arrivo dell'esercito all'interno della cava è il segnale che il governo non intende arretrare di un passo, ma così facendo determinerà lo scontro frontale con la popolazione locale. La riconversione del decreto rifiuti in legge al Senato è cosa fatta ormai. Tre mesi di tempo per allestire tutto. Da Via Cupa del Cane dovrebbero passare i camion necessari per l'inizio dei lavori, e se la gente continuerà ad essere pochissima al presidio, ai poliziotti basterà schierarsi nuovamente ed eventualmente manganellare le persone.

giovedì 10 luglio 2008

Esercito a Chiaiano

Dal sito web "Indymedia"






L'esercito ha preso stamane possesso della cava di Chiaiano. Le sorti dell'area sembrano già segnate, ma se il governo pensa di avere con i militari vita facile, si sbaglia di grosso. Hanno voluto lo scontro frontale. Nessuna mediazione con le comunità locali, nessuna intesa, solo prepotenza ed arroganza da parte dei nostri "rappresentanti politici" (criminali) che hanno deciso di usare la forza dell'esercito contro pacifici cittadini e non contro i camorristi.
Che dire, con la scusa dell'emergenza pensano solo a farsi i cavoli loro, ad aprire discariche e a costruire inceneritori, senza pensare le numerosissime alternative, più economiche e convenienti (compost, TMB, ArrowBio, etc).

mercoledì 9 luglio 2008

Agnano non idonea

Cara Rosetta;
ci mancavi solo tu in tutto questo scempio. La ciliegina sulla torta. Sei il sindaco più incapace d'Italia.
Agnano per l'inceneritore non andava bene, ma questo lo sapevano anche i sassi. Zona sismica, abitazioni, conca chiusa...insomma, chi più ne ha più ne metta.
Hai voluto fare la dura. Non lo hai mai fatto in passato, lo vuoi fare ora, impaurita dalla lunga ombra di Silvio Berlusconi e delle grandi aziende dell'incenerimento.
Sei stata a Brescia, a vedere il "termovalorizzatore modello", quello che sta inzozzando le campagne bresciane di diossina e che è stato condannato dalla Corte di Giustizia Europea. Hai guardato con ammirazione il megainceneritore di Vienna:


Com'è carino! Lo hanno talmente colorato che pare una scuola materna (visto che mandano i bambini a visitarlo). E le esalazioni tossiche? Nulle, assicura Rosetta. Di aumento di tumori non se ne registrano, come a Brescia. Sarà perchè qui, nel registro tumori dell'ASL bresciana, vi è il presidente, o un suo delegato, dell'azienda che gestisce l'inceneritore (ASM Brescia o A2A). Quante coincidenze però, nella vita.
Se l'A2A o Veolia metteranno piede qui in Campania, faranno peggio di Impregilo. Affidare ad un privato la gestione di un bene pubblico, per altro sovvenzionato da finanziamenti statali, è la scelta più scellerata che si possa fare. Perciò, cara Rosetta, invece di invitare la gente a mandare i propri bambini presso il nuovo "termovalorizzatore", mandaci i tuoi nipotini, anzi quelli di quel gran governatore, Antonio Bassolino. E basta con le scempiaggini sulle emissioni zero, gli inceneritori sono costosissimi e fanno malissimo alla salute.

domenica 29 giugno 2008

Militari ad Acerra



Inceneritore di Acerra, ecco i soldati. Sessanta uomini dell'esercito a sorvegliare l'area, a "spararsi le pose" con enormi mitragliatrici in mano. Il tutto in nome di un decreto rifiuti che è la cosa più abominevole che i governi italiani abbiano mai approvato.

venerdì 27 giugno 2008

Mappa discariche


Visualizzazione ingrandita della mappa

Il Meetup Amici Beppe Grillo di Napoli avevano organizzato una mappa interattiva dove segnalare tutte le discariche legali ed abusive, raccogliendo immagini ed informazioni su scarichi e sversatoi non a norma. Si cercava di seguire l'esempio dell'Estonia, dove due informatici organizzarono una mappa interattiva e, con l'aiuto di diverse decine di migliaia di volontari, in un giorno liberarono il Paese dalle discariche abusive. Chissà se saremo in grado di fare la stessa cosa qui. Proviamoci!

Inchiesta di Rainews24



Un'inchiesta di M. Lasagna sulla "emergenza che non c'era".

Riassunto attuale situazione


Sono molte le cose che non sappiamo. Abbiamo tutto e non abbiamo niente. Ecco alcune verità che nessun telegiornale vi dirà:

  1. I cosidetti "Impianti CDR" campani sono in realtà impianti di selezione tedeschi, che posseggono già ora tre linee di smaltimento: CDR, TMB (frazione secca) e compostaggio (frazione umida). La riconversione in impianti di produzione di solo compost sarebbe uno spreco enorme.
  2. Se non esistessero i dissennati ed illiberali incentivi statali CIP6, non verrebbe costruito nemmeno un minuscolo inceneritore.
  3. L'inceneritore di Brescia, tanto osannato, è stato condannato dalla Corte di Giustizia Europea per mancanza della Valutazione d'Impatto Ambientale.
  4. Il decreto legge sui rifiuti autorizza lo smaltimento nelle discariche pre-stabilite di ceneri leggere e pesanti (per gli inceneritori) contenenti sostanze pericolose e fanghi derivanti dal trattamento chimico-fisico (ovvero quei fanghi che i depuratori sottraggono dall'acqua; in questo caso parliamo di scorie di origine industriale, infatti se si fosse trattato di fanghi urbani, si sarebbe specificato "trattamento biologico").

Intervista a Walter Ganapini



Ciò che i mass media non ci dicono: l'intervista esclusiva all'Assessore all'Ambiente della Regione Campania.
Ricordiamo che Ganapini risulta essere sotto scorta e che, durante un suo viaggio di ritorno a Bologna in autostrada, ha subito uno strano tamponamento. Le indagini sono tuttora in corso.

La situazione attuale a Napoli


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Mappa aggiornata della situazione rifiuti a Napoli. (Vedi in informazioni utili per poter sempre accedere)

giovedì 26 giugno 2008

Crediamoci


Ancora una volta siamo vittime dello stesso potere che ha portato la Campania al disastro. Rifiuti, criminalità, economia, tutto va a rotoli.

L'ultimo vile atto di condanna del popolo campano è stato il decreto legge del governo Berlusconi. Venti articoli in cui vengono ribaditi vecchi modelli di smaltimento dell'immondizia: discariche ed inceneritori. Perchè sia chiaro: non è vero che gli altri Paesi hanno risolto con queste uniche soluzioni il problema dei rifiuti. Nessun Paese l'ha risolto del tutto.
In questo blog esamineremo giorno per giorno le vicende e le possibili alternative alle scellerate decisioni di un governo disinteressato ddel bene comune. Un governo zeppo di pregiudicati ed indagati.

L'impresa non sarà facile. Tutto l'apparato mediatico nazionale (giornali, radio e tv) ci è contro. Berlusconi che minaccia l'uso dell'esercito contro ogni legittima manifestazione, scordandosi di fare il duro con quei leghisti che stanno bloccando i lavori di costruzione di un campo nomadi a Mestre.
Che la Campania possa riprendersi.

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